Nel lato breve di piazza dei Signori, s’innalzano due colonne recanti il Leone di san Marco e la statua del Redentore. Enormi fusti monolitici estratti dalle cave di Chiampo, costituiscono una parete ottica che delimita opportunamente l’area della piazza.
Al vertice di nord-est si trova la colonna del Leone, il cui fusto - ricavato nel 1444 - fu trasportato nel dicembre 1446, sfruttando la durezza delle strade, su un apposito carro, trainato da 30 buoi e con l’assistenza di 200 uomini. Entrato in città nel gennaio 1447 dalla Porta del Castello, il fusto venne però innalzato solo il 27 ottobre 1464, con l’aiuto di 5 argani, manovrati ciascuno da 16 facchini.
Quando venne abbassata la pavimentazione della piazza (1808-1809) si aggiunse sotto il piedistallo uno zoccolo. Nei riquadri dello zoccolo ci sono iscrizioni a ricordo dei Podestà e dei capitani coinvolti nell’impresa. Sempre nella base e anche nel capitello, ci sono stemmi – in origine dorati - di Vicenza e di altri podestà e capitani.
Tra le foglie del capitello scorgiamo lo stemma del podestà Alvise Balbi, dalla mano di Lorenzo Rubini. Il primo leone marciano, issato sulla colonna il 15 febbraio 1473 da Tommaso Formenton, venne abbattuto il 6 giugno 1509 dalle truppe imperiali durante i rovesci della guerra della Lega di Cambrai e ridotto in pezzi da Ambrogio da Milano. Riaffermatosi il dominio veneziano e rimossa dunque l’aquila imperiale che aveva sostituito il Leone, venne ricollocato sulla colonna il nuovo Leone, il 30 marzo 1520 e subito dorato. Tolto dopo l’invasione francese e messo al riparo – mutilo della coda e con le zampe infrante - nel cortile del palazzo del Territorio, il Leone poté finalmente essere riportato al suo posto, nel maggio 1863, dopo essere stato ripristinato da Giuseppe Groggia. L’ultimo restauro, negli anni cinquanta, riparò i gravi danni del bombardamento del 18 marzo 1945.
Al vertice di sud-ovest si trova la colonna del Redentore: sebbene il suo piedistallo fosse stato preparato fin dal 1445, un suo primo fusto, estratto nel 1444 rimase nelle cave di Chiampo finché ne venne deciso il trasporto nell’ottobre 1625. Spezzatosi questo fusto nel tragitto, il nuovo che lo avrebbe sostituito, fu trasportato a Vicenza nell’autunno di qualche anno più tardi e venne eretto il 10 settembre 1640 da Antonio Pizzocaro. La scritta all’apice del fusto ricorda l’avvenimento e quella sul plinto della base il nome di Pizzocaro; sul capitello c’è lo stemma del podestà Giorgio Emo, promotore dell’impresa. Nel piedistallo troviamo stemmi di Vicenza.
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