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Andrea Palladio

Andrea di Pietro della Gondola, figlio del mugnaio Pietro che, con la sua piccola barca (da qui il soprannome della famiglia) consegna i sacchi di farina ai propri clienti navigando sui canali della città, nasce nel 1508 a Padova.

Andrea entra appena tredicenne come garzone nella bottega del “lapicida” (scalpellino) Bartolomeo Cavazza ma, non trovandosi bene, chiede insistentemente al padre di trovargli un’altra sistemazione e così, complice la morte della moglie nel 1523, Pietro e Andrea si trasferiscono a Vicenza, dove Andrea entrerà nella fraglia dei lapicidi (corporazione degli scalpellini) a soli 14 anni, diventando così garzone nella bottega dei “maestri da Pedemuro”, ovvero Giangiacomo da Porlezza e Gerolamo Pittoni.

La bottega di Pedemuro è un ambiente certamente stimolante, che contribuisce in modo essenziale alla nascita della vocazione di Andrea, il quale non solo trova dei maestri e dei modelli da cui imparare, ma anche delle figure paterne in grado di sostituire il vero padre, morto verso il 1528. 

Andrea Palladio

Un orfano fortunato, quindi, che un po’ alla volta apprende i segreti di un mestiere antico, fatto di profonda conoscenza dei materiali e di abile manualità, ma anche della capacità di comprendere i desideri dei committenti. La formazione da lapicida, e non all’interno di una bottega di pittore o scultore, è uno degli elementi caratterizzanti l’identità artistica di Palladio, per l’abitudine al disegno come strumento finalizzato alla costruzione, per la capacità nel piegare le tecniche alle necessità espressive, per la concezione dell’architettura come sistema, fondato su modelli e schemi di riferimento.

Nella bottega dei maestri da Pedemuro, con il passare del tempo Andrea verrà giudicato pronto per lavorare in un vero e proprio cantiere, Villa Cricoli, oggi Villa Trissino Trettenero, dove incontrerà la persona che gli cambierà la vita…e il nome, ovvero Giangiorgio Trissino, un intellettuale a tutto tondo e uomo coltissimo: poeta, drammaturgo, studioso di latino, greco, musica, architettura, filosofia. Egli sarà fondamentale per l’evoluzione umana e professionale di Andrea, perché ne diventa un vero e proprio mentore, tanto da creare per lui il nome con cui passerà alla storia: Palladio.

Andrea Palladio

Palladio è il nome del protagonista de L’Italia liberata dai Goti, un poema epico scritto da Trissino; nel poema Palladio è un angelo inviato da Dio, in aiuto del condottiero Belisario nella lotta di difesa contro i Barbari. Secondo il ragionamento di Trissino, così come l’angelo Palladio aveva aiutato Belisario a sbarazzarsi dei Goti, così Andrea di Pietro avrebbe aiutato Vicenza – nell’ottica tutta rinascimentale della renovatio urbis (rinnovamento della città) – a sbarazzarsi delle fabriche gotiche, ovvero degli edifici vicentini in stile gotico veneziano.

Trissino spinge Andrea a studiare il latino e ciò apre ad Andrea una finestra sul mondo: grazie alla padronanza del latino, è in grado di studiare il trattato De architectura di Vitruvio, un architetto romano del I sec. a.C. …che sarà infatti d’ispirazione a Palladio per la concezione e realizzazione del Teatro Olimpico di Vicenza.
L’umanista chiederà inoltre a Palladio di accompagnarlo a Roma: 2 volte Palladio accompagnerà il suo mentore nella città eterna; complessivamente, l’architetto visita Roma 4 volte, in un’epoca in cui a cavallo si coprivano 30km al giorno e numerosi erano i pericoli e le insidie per chi si metteva in viaggio.  

Andrea Palladio

Roma è per Palladio il paese dei balocchi: vede le ville romane (come non citare Villa Adriana a Tivoli?), le terme e, naturalmente, i templi: il tempio di Saturno, ai fori imperiali; il tempio di Ercole Vincitore, sempre a Roma; il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina, ecc.

Quello che fa di lui il geniale interprete dell’architettura del Rinascimento è l’aver saputo calare tutta questa “romanità” nella realtà veneta del suo tempo, trasformando dunque la proto-villa romana, nella villa-fattoria del cinquecento.

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